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dere la version del P. Petrucci di pari forza cospirano la qualiek del subbietto ed il valor de' vocaboli.

Nota 1o. cap. 14.

APPELLARE ) Il Testo e ne' Codici e nell'edizioni anteriori. aveva accersiri jubet. Il Gronovio rigettò come voce barbara l' arcessiri , e corresse arcessi, seguito poi da tutti e gli editori e gl' interpreti .

Nota 11. cap. 51.

reau de la Mallacito al cap, ma Treviri e

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NAZION PREMIATA) Et publice donatosha il Testo. Il Lipsio per questo dono intende il territorio tolto da Galba a'Treviri e ad altri popoli, secondo che narra Tacito al cap. 53. Il Brotier, il Dotteville, eil Dureau de la Malle sieguono il parere del Li: psio. Ottimamente però riflette il Ferlet, che l'aver tolto il territorio a’Treviri non prova che si donasse agli Edui, i quali poi non avrebbon saputo che far di terre poste in sul Reno. I Bipontini in fatti in luogo di donatos leggon damnatos, riferendolo agli Edui, contro de' quali erano gli altri Galli adirati; e l'Oberli. no, adottando tal correzione, propone di cangiar et ia eos per aumentarne l'intelligenza, benchè dichiari arditissima tal congettura. Io però credo che il Testo di niuna correzione abbisogni , perchè la qualità del dono, che s'ebber gli Edui da Galba, vuol che si legga donatos. Tacito, dice sa viamente il Ferlet , qui non ripete che quanto scrisse nel cap. 8. Galliae, super memoriam Vindicis , obligatae recenii dono Ronanae civitatis. Fu dunque il dono della romana cittadinanza, di cui gloriavansi. Or tale cittadinanza fu data agli Edui, non parzialmente fregiandone i principali , ma la nazione intera; lo che vuole denotar publice, avverbio, che spesso equivale ad omnibus , a promiscue . Poichè aiun altro qui gli si addice de' suoi frequenti significati . Non quello di pubblica autorità ; perchè gli si converrebbe quando lo avessero conseguito , non dall' arbitrio del principe, ma per l'axtorità del Senato. Non quello puc di pubblicamente; poi. chè sarebbe superfluità puerile, indegna di tanto storico, il rilevare che pubblico fu tal dono , il quale e per esser di uo tanto imperio, e per esser fatto a nazioni intere, e per la qualità dello stesso dono, non poteva esser che pubblico. Vano e

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ermarsi a chiarire l'improprietà degli altri significati. Ma, senza perdersi in più parole, ciò che sostiene tale interpretazione gli è il fatto stesso · Aveano già questi Galli tale cittadinanza da Claudio , ma nou promiscue, avendol' egli concessa a’soli magnati : Primores Galliae, quae Comala appellata , cosi lo Storico Ann. lib. 11. cap. 23. Or Galba estese un tal dono al corpo intero de'Galli, che favorirono Vindice, come in Galba attestasi da Plutarco. Fu necessario avvertirlo per garaorir la mia volgarizzazione .

Nota 12 cap. 52.

DI SIG NOREGGIARE) Il Ferlet conosce , che Tacito col simul aviditate imperandi nota una nuova ragione di quel favore, che si prestava a Vitellio; ma si protesta di non intender la frase , la qual gli sembra corrotta , e senz' alcun ragionevole significato . Riprende il Dureau de la Malle , perchè la volge dans l'ardeur de le voir Empereur per aderire all'Ernesti, da cui s' interpreta per cupiditate imperii Vitelliani , opponendogli che imperandi non può mai ciò denotare . Riprova , come pessimamente intesi , gli esempi di Sallustio e di Cicerone, addotti dal Brotier e dagli altri, per dimostrar che imperandi prendesi ancora passivamente. Converrò bene di tutto ció col Ferlet ; e guarderò come peggiore di tutte la correzionc tentata dal Gronovio e dal Richio con sostituire impelrandi a imperandi; ma non potrò consentire , che sia la frase corrotta a segno di non intendersi. Poniam per fermo, com'esser dee, che simul si riferisca a faven'es. A faventes dunque dee riferirsi ancora per necessità di sintassi aviditate imperandi . Cid posto, facile è trarne un senso, non ragionevole solamente, ma grave ancora e notabile. Quali erano i partigiani, faventes, che celebravan Vitellio? Non gli uomini costumati; ma tutti quelli, che le smodate e stolte sue profusioni piacevolezza e cortesia nominavano ; uomini in somma, che i vizj e le virtù misuravano secondo l' utilità, posta nell' aver mezzi, onde saziure una lussuria e un orgoglio ardenti di tutte brame ; quali eran gli uomini generalmente, che in quella universal corruzione meschiayansi alle fazioni, le quali poi contendevano del principato . Avevan dunque bisogno di farsi forti con la obbedienza ad un capo, che li ponesse in grado di volgere a lor pro. fitto la pubblica servitù. Agrippa , scrive Vellejo Patercolo,era

Noie alle Storxe Tom. 1/1.

imperandi cupidus, nè valendogli la propria forza vi riusel col farsi seryo 'd' Augusto. Or ciò, che in Agrippa fu senno era ne' Vitelliani necessità. D'altronde qual miglior principe di Vitellio per dare a'suoi partigiani libertà piena e franchigia d'ogni delitto ? La brama dunque , che in essi ardea di signoreggiare, gli stimolava ad esaltare Vitellio .

Nota 13. cap. 55.

SU CHI CONTARE) Non essendo ancora risoluti dove gila tarsi traducesi im propriamente dal Davapzati neque erat ad. huc cui impularetur ; non essendosi dato mai tale significato ad impulo , che propriamente denota inferre in rationes , in computationem adducere , talchè nel senso traslato sovente esprime collati beneficii loco ponere , objicere. Quindi non può riprovarsi nè il Pichon, nè il Dureau de la Malle, che in questo senso lo esprimono . Siccome però suona talvolta ancora assignare , adscribere nel senso di consegnare , e quindi po. trebbe ancora qui prendersi per affidare l'impresa a chi sa. pesse dirigerla ; cosi noi ci valgbiam di un verbo, che possa prestarsi ad ambo i significati , il quale è contare , d'indole eguale all'imputo de' Latini. Il generale ed antico uso d'Italia vuol che contare sopra taluno significhi e averlo mallevadore per qualche obbligazione da osigersi , e averlo in credito per un'impresa da consumarsi . Se alcun, pregato di sovvenire altrui di danajo, senta a cautela del prestito assicurarsi da chi nel prega in ogni caso contate sopra di me , intende subito di porne la riscossione a debito del mediatore. Cosi ove dicasi , Roma nella guerra di Cesare contava sopra Pompeo, suona assai chiaramente per tutta Italia , che Roma credeva Pompeo bastante a trionfare di Cesare. Nè un verbo d' uso generalissimo e di chiarissima intelligenza potrà mai dirsi di conio vila e plebeo.

Nota 14. cap. 56.

NELLA VOLONTA') A schiarimento di questa espressione veggasi quanto abbiam detto alla nota 13. del lib. 1. degli Annali.

Nota 15. cap. 65.

ODIO IMMORTALE ) Et uno amne discretis connexum odium

ha il Testo ; 'nè può negarsi , che quel discretis e quel connexum uniti insieme non offrano a prima vista un giocolin di parole, una di quelle puerili antilesi, ch'erano la delizia del secolo dello Storico". Niun interprete, niun volgarizzatore ne dubito; talchè l' Eroesti riprende Tacito d'aver adoprato voci, dal cui contrapposto nascer non possa che una sentenza assai frigida , se non falsa. Il Davanzati poi, perchè il contrasto fosse più mani. festo, tradusse intr'ambi dal fiume staccati attaccato odio .

Noi nel Proemio abbiam dimostrato, che non era d'arguzie si puerili che l'eloquenza di Tacito si compiacesse; nè credo certo che sia questo il luogo che renda yana la nostra dimostrazione. Non contrastero che connexum primitivamente signifi. chi attaccato in fra duc, come volgesi dal Davanzati. Sosterrd solo che non può tal espressione altro significare, se non un odio, ch’arde fra due per avversione scambievole. Or io domando, qual convenienza mai di ragione poteva rendere necessario l'avo vertimento, ch'eran que'due staccati dal fiume? V'hanno confini, che arrestino le passioni degli uomini? Quanto fu mai crudele, di quanti danni scambievoli cagione atroce, l'odio tra Roma e Cartagine, divise pure da tanto mare? Mancherebbe dunque il pensiere di verità, di nobiltà l'immagine, di leggiadria l'espressione; ne resterebbe, che il puerile contrasto di fredde voci, vote d'intelligenza. Il Ferlet in fatti, volendo pare chia. rirlo, vie più lo sconcia con insensata interpretazione. Cés deur peuples, egli dice, n'étant séparés que par le Rhône, leur haine se touchoit presque. Tralascerò di riflettere, che il connexum esclude il presque assolutamente; e che l'odio di due che toccasi, è maniera barbara, che la grammatica e la rettorica in niuna lingun potranno mai tollerare. Rifletterò solamente, che tal maniera non altro poi esprimnerebbe, se non che l'odio fra due vicioi scoppia a ruine scambieyoli. Ora non degli effetti, ma della qualità dell'odio di que' due popoli parla Tacilo. Ne sforına dunque il Ferlet, non ne rischiara il concetto; siccome fa, ma con frasi più dignitose almeno, il Dureau de la Malle , volgarizzandolo el des haines , qui n'avaient qu'une riviere à franchir pour s'entre-choquer, lo che non possono mai denotare quelle parole del Testo et uno amne discretis connerum odium.

Attenendosi dunque a tale significato , non solo Tacito si dovrebbe rimproverare di arguzia, ma d'ignoranza, e tanto più biasi.nevole, in quanto si aggirerebbe su verità di ragione e di

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fatto note ad ogni mediocre storico e ad ogni tenne politico. Può consentire la critica un tal rimprovero a tanto senno? lo dunque penso, che per restituire al concetto tutta la sua digni. tà basti por mente al valore della parola uno, per amore di bre. vità colpevolmente soppressa dal Davanzati, e cercare insieme fra i molti significati quello, che qui più confacciasi alla parola connexum. Chiaro è che uno non altro denota, che da un solo; la qual parola, usandosi a restringere il numero degli oggetti al minor possibile, fu certamente adoprasa da Tacito per inipicciolire quanto più si poteva nella estizzazion de' leitori la forza di quegli ostacoli, che separa vano i Lionesi e i Viennesi. È noto poi che connectere, e il suo equivalente conjiingere valgono spesso continuare, che come ogoun sa significa proseguire continuamente. In tal senso fu il primo adoperato da Plinio lib 16. cap. 15 , da Trebellio Pollione in Gallien cap. 11., e da Quintiliano lib. 2. cap. 11: nonnulli cerla sibi initia priusquam scnsum invenerint, destinant : caque diu secum ipsi meditati, desperata connectendi facultaie , deserunt ; ove il conneclere suona precisamente continuar l'orazione. E in egual senso si usó conjungere da Svetonio in Calig. cap. 17., e spezialmente da Tacito Ann. lib. 6. cap. 26. aversalus sermonem Nerva abstinentiam cibi conjunxit; ove il conjunait espressamente vale continuò. Dunque connexus potrà equivalere a continuatus, nel senso di non interruptus . Ora ciò posto, ecco a mio credere quale concetto si debba svolgere dalle parole di Tacito. I Lionesi e i Viennesi eran così contigui, ch'erano appena di cinque leghe distanti le lor città, e n'era rotto il contatto da un solo fiume. Tra genti dunque, che potean dirsi di una medesima terra ed indole, e che per la loro prossimità dovevano esser legate di consuetudini , di commercio, ed anche di parentele, o non dovevano sorger odj, o sorti dovevano spegnersi agevolmente. Eppure tal fu l'odio, che accese la gelosia fra lor destata da Galba, che benchè fossero separati da un solo fiume, pure si tenner divisi continuando ferocemente ad odiarsi.

Il P. Petrucci, siccome suo trascrivendo , e poco meno che con le stesse parole, quant' io ho qui ragionato a liberar Tacito dalla censura di offendere con puerili antilesi la gravità dell'i. storia , ed a mostrare come a sgombrare ogni tenebra basta por mente alla voce uno , soppressa dal Davanzati , e tutto ciò senza mai nominarmi , mi fa rimprovero , e in modo che questo

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