Page images
PDF
EPUB

da lui descritta , per non parlare di tutti, d' Agricola, di Trasea , di Germanico. Aggiungi a ciò l'immortalità , ch'egli pensa destinata a quelle grand' anime Agric. cap. 46., che seppero di virtù non per lettera , ma per opera , nate secondo Seneca per esempio , che aspre cose cioè patirono per ammaestrare a patire de Provid. cap. 6; e si cesserà di comprendere quanto ei mirasse con luminosi esen pj a richiamar gli uomini alla virtù . Ed a ciò fare più fortemente, non pago di essersi espresso che avrebbe la narrazione delle virtù coll' esposizion de’vizj intrecciata Ann. lib. 3. cap. 65; nel prepararsi al racconto di grandi e lunghe malvagità volle avvertire, che pur sariano interrotte da virtù grandi egualmente Hist. lib. 1. cap. 3.; nè ciò bastandogli si diè cura ad ogni malvagia azione di contrapporne una splendida per opestà ; e, dove non gli ayvenisse di riscontrarla nel corso delle sue storie , di trarla dall'oscurità delle antiche Hist. lib. 3. cap. 51., perchè nè il male restasse senza conforto, nè l'onestà senza esempio . Or ecco dunque con quale spirito narrò l'azione e la sorte di Asclepiodolo. Honestum exemplum la nominò, non altrimenti che bona exempla tutte le virtuose azioni, che si accingeva a descrivere nelle Storie Hist. lib. 1. cap. 3., ed exempla recti e solaria mali le azioni pur virtuose, che dagli antichi prendeva per contrapporre alle malvagità de' moderni Hist. lib. 3. cap. 51. Che se quelle altro non erano, che bandi , morti, ruine, costantemente incontrate, e queste, che volontarie uccisioni per vendicare un misfatto erroneamente commesso; e se queste e quelle non si può dir che lo Storico con niuno spirito d'ironia depravasse ; come supporre che qui volesse con un tratto ironico contro gl' Iddii rendere vano ed abbominevole, almeno non imitabile, l' esempio di Asclepiodoto? E ciò fare dopo che s' era espresso di esporlo, affinchè fosse imitato ? Perciocchè basta avvertire a qual fine notò l'infamia, ond’ erasi macchiato Egnazio , per comprendere a quale avviso mostrò l'onore, onde fregiossi Ascle. piodoto. Dedit exemplum praecavendi , e in conseguenza d'abborrir quanti lo somigliavano : non gli fu dunque Asclepiodoto contrapposto, se non perchè inanimisse ad onorare, a seguire, ed imitar quanti la fede ne pareggiassero. Scriveva Seneca de Provid. cap. 3., ad ammonizione e conforto dell'età sua, ch'era pur quella di Asclepiodoto e di Sorano, non essere i vizj andati nella possession dell' umana generazione tant'oltre, che dubbio fosse che, conceduta elezion di fato, volessero, nascer più Regoli, che Mecenati ; o che alcun fosse , che ardisse a dire , innanzi voler esser nato Mecenate, che Regolo. Ma che tal sentimento, in tutti vivo ma timido, si recasse in alto da' più, per chi poteva operarsi ? Vis divina , coelestis potentia, adminiculum Numinis , l' aveva già , siccome abbiamo veduto , lo stesso Seneca dichiarato Epist. 41. Dunque l'epifonema?... Dunque se noi, piuttostochè capillare su le sentenze de' Classici per l'ambiguità vera o supposta di vocaboli separatamente osservati , prenderemo ad esaminarle secondo tutto il contesto dell'argomento, a cui rinforzo son poste, chiarendole con quanto n'offre di limpido la maniera di raş:ionare e di credere dell'autore , non aumenteremo di stolti od empj dettati gli annali della filosofia, già gravi di trista mer. ce, com'è ragione che facciasi e per giustizia e per onestà , non meno a pregio degli scrittori, che a beneficio degli uomini .

Ν Ο Τ Ε

ALLE STORIE

LIBRO PRIMO

Nota 1. cap. 1.

DELLA PRIMIERA ETA') Male il Davanzati sopprime con il Po. liti ed il Dati il prioris aevi , il cui significato si sconcia dal Dureau de la Malle con années précédentes. Nella Nota 7. al lib. 1. degli Annali abbiamo noi dimostrato che Tacito distingue nel Popolo Romano due età, l'antica e la nuova, estendendo l'aniica sino al momento , nel quale Augusto s'impadroni , con nome di principe, della repubblica, cioè quando sexto consulatu , potentiae securus , quae triunviratu jusserat, abolevit; deditque jura, quis pace ex principe uteremur Ann. lib. 3. cap. 28., e ciò avvenne postquam bellatum apud Actium, come qui notasi . Siccome dunque l'antica età spira con la pubblica libertà; così convien leggere col Beroaldo septingenlos et viginti in luogo di octingentos et viginti con gli alıri, e conservare il prioris aevi , come essenziale a qualificar quella storica libertà , la quale alla sola antica età si convenne , e che si chiude precisamente nel corso di setlecentovent'anni. Ciò posto , non so qual dubbio si possa muovere su la chiarezza e l'armonia de'pensieri, che in tal proemio si chiudono, la cui sostanza la è questa. Volendo Tacito accingersi a scriver l'istoria patria , vide ch' era impossibile di superar l' eloqueaza e la libertà degli storici , che descrissero l'antica età , e ch'era assai malagevole adombrare con verità le geste dell'età nuova per essere trayisate dall'adulazione e dalla malignità degli storici posteriori. Quindi propone di scriver gli avvenimenti , de'quali fu testimonio, e che non furono ancora dalle passioni degli scrittori alterati . Poiché dobbiamo ricordarci, ch' ei non pensava a compor gli Annali quando s'acciose all' Istorie. Il Dureau de la Malle trayisa tale concetto con una nuova punteggiatura. Egli legge dum res Populi Romani , memorabantur pari elo. quentia ac libertate, volendo che il res sia retto da un fuit sottinteso , e si prenda per sovranità o per il suo equivalente. Il Ferlet ragionevolenente condanna tal costruzione, come sforzata e contro natura. E veramente non gli accorderanno i Latiui di prender res, spezialmente in plurale , in tale significato; molto meno poi di unir res, preso in tal senso, a memorabantur per significare il racconto delle geste d' un Popolo: seppure egli non vuole , contr'ogni ragion di logica e di grammatica , obbli. gar res in un solo membro a denotare sovranità riferito a populi, e geste riferito a memorabantur; ad esprimer cioè nel tempo stesso due cose dissimili, cioè la civil proprietà d'un · soggetto, e le azioni da tal soggetto operate .

Nota 2. cap. 1.

lionio, tralasciandmente sopraa testimonianza potè dunque istorie

PIEGARONO) Per usar propriamente mancarono , che il Da. vanzati usurpa al Dati per rendere il cessere del Testo, in egual forma tradotto dal Dureau de la Malle con les grands talents ont disparu e col cessarono dal P. Petrucci; converrebbe che non avesse fiorito dopo la battaglia d' Azio uno storico. Ora egli è chiaro , che, se si eccettui Sallustio morto quattr'anni prima, i più segnalati storici appunto dopo cotal battaglia fiorirono; quali furono Messala Corvino , Asinio Pol. lione, Cremuzio Cordo, Vellejo Patercolo, e il massimo Tito Livio, tralasciando Pompeo Trogo , le cui perdute istorie volgeyansi principalmente sopra le cose de' greci , e Cajo Plinio, delle cui storie non resta altra testimonianza , se non che si aggiravano sopra le guerre gerinaniche . Non potè dunque Tacito con cessere significare mancarono. La qualità delle istorie scritte da tali ingegni , e la maniera di scriverle , ed il giudizio da Tacito stesso datone negli Annali , chiarirà bene cosa egli volle con tal vocabolo denotare. Tutti i suddetti Storici adunque scrisser le cose romane con eloquenza e libertà somma, sinchè fu stabilito il principato in Augusto . Di questi storici, Messala, Pollione, e Livio fra loro coetanei composero e divul. garono le loro istorie non solamente nell'assoluto imperio d'Augusto, ma molto ancor dopo le stragi orrende , che segnalarono i primi anni del suo principato. Livio , che aveva soli 23 anni alla battaglia di Azio, e quindi non più che 27 nel sesto Consolato d’Augusto, lo attesta di sè medesimo nel lib. 1. cap. 1.

sigui guerre altra les cose de mai perdu massi

delle sue Stop Ai altri monumam aequari potuquella città, chee

delle sue Storie, ove parlando della Cloaca massima , opera di Tarquinio , e li altri monumenti dc' Re, scrive quibus haec nova magnificentia quidquam aequari potuit . Ora ogaun sa che Augusto in prese a render marmoream quella citià, che lateritiam acceperat, nella profonda pace, che ristorò lo stanco universo. Di Pollione lo accerta Orazio Ode 1. lib. 2; e di Messala la sua età. Che tali storici poi liberamente scrivessero le loro storie sino all’imperio d'Augusto , lo accerta lo stesso Tacito Ann. lib. 4. cap. 34., narrando che Augusto nominava Livio sin Pompejano , e che Messala e Pollione di grandi lodi colmarono Bruto e Cassio. Orazio nella citata Ode chiamando l'istoria di Pollione , che si aggirava principalmente sopra lo guerre civili,

Periculosae plenum opus aleae , ed avvertendo Pollione stesso che si avanzava

per ignes Suppositos cineri doloso, mostra che tale istoria era scritta non solamente con libertà, ma tale da poter risvegliar ancora l'armi civili

Nondum expiatis uncta cruoribus ; cioè , come dallo Scoliaste antico s'interpreta, que sanguinosi odj , che sordamente ancora bollivano nella pace. Chiaro è però, che Augusto, il qual spense Gallo e disonorò Labeone pe' loro spiriti di libertà , non avrebbe guardato Livio con amicizia , e inolto meno inalzati con le ricchezze e le dignità Messala e Pollione , se questi storici avessero , nel descriver le cose del suo principato, usata quella medesima libertà, con cui scrissero le cose della repubblica. Dovettero essi dunque narrar le cose posteriormente avvenute con un'ones!a circospezione, lo che dicesi latinamente decore, esponendo modestamente la verita senza irritare la gelosia del signore del mondo. E questo appunto volle denotar Tacito scrivendo Ann. lib. z. cap. i. temporibusque Augusti dicendis non defuere decora ingenia. Il qual esempio fu poi dagli storici sotio Tiberio imi. tato, come di Cremuzio Cordo ne attesta Tacito Ann. lib. 4. cap. 34. et 35; il cui delitto sol fu di avere lodato Bruto, e chiamato Cassio l'ultimo de' Romani. Chiamando però lo Storico tale delitto novum ac lunc primum auditum , nè dicendo che si attentasse Tiberio a punirlo in alcuna guisa, mostra ch'era costume di parlare e di scrivere di tali cose con libertà. Ma chi più chiaro di tutti lo manifesta, è appunto Vellejo Patercolo ,

« PreviousContinue »