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perchè Svetonio era lungi, chiesero a Cato Deciano procuratore, soccorso. Egli non più che dugento e male armati spedì, ed eravi poca forza. Ăffidati alla tutela del tempio, ed impediti da quanti, occultamente partecipi della congiura, i lor consigli turbavano, non di trincea, non di fosso si rafforzarono; nè la gioventù sola, sgombrati i vecchi e le femmine, resisteva: disavveduti, quasi in profonda pace, sono da un nembo di barbari circondati. E tutto fu nella furia, messo a ruina e fuoco: il tempio, ove la truppa erasi rammassata, fu stretto ed espugnato in due dì. E il vittorioso Britanno, fattosi incontro a Petilio Ceriale, Legato della legione nona, che si affrettava a soccorrerla, sbaragliò la legione, e tutta la fanteria trucido. Ceriale co' cavalieri scampò negli alloggiamenti, e le trincee lo difesero. Dalla qual rotta e dagli odj della provincia, cui l'avarizia sua spinse a guerra, impaurito, Cato procuratore si trasferì nella Gallia.

33.Ma Svetonio con intrepidezza ammirabile andò tramezzo i nemici a Londra, non insignita ancora del titolo di Colonia, ma per frequenza di commercianti e di viveri celebratissima. Cola dubbioso se a piazza di guerra sceglierla, considerato la rarita de’soldati, e quanto sangue costasse la temerita di Petilio, deliberò di salvare il tutto con la ruina di una sola città. Nè da’lamenti, nè dalle lagrime di quanti ajuto gli domandavano fu piegato, sì che il segnale non desse della partita, e ricevè nell'esercito quanti a seguirlo s'accinsero. Que', che fralezza di sesso, languor di eta, o amor di patria rattenne, furono oppressi dall'inimico. La stessa ruina avvenne al

Annali Tom. III.

des municipio Verulamio fuit ; quia barbari, omissis castellis praesidiisque militarium , quod uberrimum spolianti, et défendentibus intutum, laeti praeda et aliorum segnes, petebant . Ad septuaginta millia civium et sociorum , iis quae memoravi locis, cecidisse constitit: neque enim capere , aut venundare , aliudve quod belli commercium ; sed caedes , patibula, ignes , cruces , tamquam reddituri supplicium , ac praerepta interim ultione, festinabant.

34. Jam Suetonio, quartadecima legio cum vexillariis vicesimariis, et e proximis auxiliares, decem ferme millia armatorum erant : cum omittere cunctationem, et congredi acie parat . Deligitque locum arctis faucibus, et a tergo silva clausum ; satis cognito, nihil hostium, nisi in fronte, et apertam planitiem esse , sine metu insidiarum. Ígitur legionarius frequens ordinibus, levis circum armatura , conglobatus pro cornibus eques adstitit. At Britannorum copiae passim per catervas et turmas exultabant , quanta non alias multitudo, et animo adeo fero, ut conjuges quoque testes victoriae secum traherent,plaustrisque imponerent, quae super extremum ambitum campi posuerant.

35. Boadicea, curru filias prae se vehens , ut quamque nationem accesserat, solitum quidem Britannis, foeminarum ductu bellare testabatur:sed tunc non, ut tantis majoribus ortam, regnum et opes, verum, ut unam è vulgo, libertatem amissam, confectum verberibus corpus, contrectatam filiarum pudicitiam ulcisci. Eo provectas Romano

municipio di Verulamio; perchè, lasciati i castelli e i militari presidj, i barbari, ove più larga preda e minor difesa appariva, avidi di bottino, lenti ad ogni altra impresa, gittavansi. Settantamila ne'luoghi rammemorati caddero tra cittadini, e alleati; chè non brigavansi d'imprigionarli, o venderli , ó farne altro guerriero traffico; ma strazj, croci, fuochi , patiboli, come gia fossero essi per soggiacervi, con vendetta anticipata affrettavano

34. Svetonio avevasi con la legione quattordicesima, co’vessillarj della vigesima, e con gli ajuti vicini, già diecemila soldati; quando s'appresta a troncar gl’indugj ed ordinar la battaglia: e sceglie un luogo di angusto accesso, e chiuso a tergo da un bosco; bene avvisato non esservi altri nemici che a fronte, e la pianura aperta senza timore d’insidie. I legionar; dunque à strette file ordinò, i leggeri armati d'intorno, ed ammassata la cavalleria nelle bande. Ma i Britanni qua e là, a schiere, a branchi, in disordine corseggiavano; in tanto numero che mai non più, e d'animo così fiero, che trasser anco le mogli seco a contemplar la vittoria, postele soprʼaʼcarri che nell'estremo aveano della pianura impostati. * 35. Boadicea , sul carro innanzi recandosi le fi. gliuole, a quante nazioni si approssimasse, gridava: usi i Britanni a guerreggiare guidati dalle lor femmine; ma ch'ella allora, non come germe di re possenti, il regno e la signoria vendicava ; ma come una dei volgo, la libertà perduta, il corpo livido da flagelli, la castità violata delle

rum cupidines , ut non corpora, nec senectam quidem, aut virginitatem impollutam relinquant. Adesse tamen deos justae vindictae. Cecidisse legionem, quae proelium ausa sit: ceteros castris occultari, aut fugam circumspicere. Ne strepitum quidem et clamorem tot millium, nedum impetus et manus perlaturos. Si copias armatorum, si caussas belli secum expenderent, vincendum illa acie, vel cadendum esse. Id mulieri destinatum: viverent viri, et servirent.

36. Ne Suetonius quidem in tanto discrimine silebat ; qui quamquam confideret virtuti,tamen exhortationes et preces miscebat, ut spernerent sonores Barbarorum, et inanes minas. Plus illic foeminarum, quam juventutis adspici. Imbelles, inermes, cessuros statim , ubi ferrum virtutemque vincentium, totiens fusi agnovissent. Etiam in multis legionibus paucos esse, qui proelia profligarent : gloriaeque eorum accessurum, quod modica manus universi exercitus famam adipiscerentur. Conferti tantum , et pilis emissis, post umbonibus et gladiis, stragem caedemque continuarent, praedae immemores : parta victoria , cuncta ipsis cessura , Is ardor verba ducis sequebatur, ita se ad intorquenda pila expedierat vetus miles et multa proeliorum experientia , ut certus eventus Suetonius, daret pugnae signum.

37. Ac primum legio gradu immota , et angustias loci pro munimento retinens; postquam

figliuole. Tant'oltre spintasi la libidine de'romani, che non i corpi, la vecchiezza pure o la verginità lascino intemerata. Ma Iddii muoversi a giusta vendetta. Una legione, che ardı combattere fu trucidata: gli altri appiattarsi nelle trincee, o spiar come fuggirsene. Neppur di tante migliaja il fremito e lo schiumazzo, non che la serra ed il colpi, ne sosterrebbono. Se il numero de combattenti, se della guerra le cause considerassero, doversi vincere in tal battaglia, o morire. Tanto ha deciso una femmina: vivan pur gli uomini e servano.

36. Nè già Svetonio taceva in tanto pericolo: il qual, benchè nel valor si affidasse, pure con- . forti e suppliche mescolava: sprezzassero le romorose vane minacce de barbari: più donne colà vedersi, che giovani: imbelli, inermi, dileguerebbonsi appenache, tante volte rotti, riconoscessero il ferro e il valore de' vincitori. Ne' grandi eserciti ancora pochi esser quelli, che vincono le battaglie: tal gloria a loro si aggiugnerebbe, se poca truppa la fama d'intero esercito si procacciasse. Sol che serrati, e scagliati i dardi, poi co' brocchieri e gli stocchi, senza badare a preda, pesta e macello continuassero, tutto si avrebbero dalla vittoria. Cotanto ardore la voce del capitano destò, così l'antico soldato, e di gran prova nell'armi, s'era atteggiato a vibrar saette, che, certo già dell'evento, diede Svetonio il segnale della battaglia.

37. E la legione primieramente a piè fermo, ed a riparo valendosi della strettezza del luogo, poi

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