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confidava principalmente in Licinio Procolo, capo de' Pretoriani. Costui , valente nella milizia urbana , non uso a guerre , con lacerare , ch'è agevolissimo a farsi, l'autorità di Paolino , il vigor di Celso, il senno di Gallo , quanta era virtù in ognuno, maligno e scaltro i buoni e costumati avan

zava.

88. Fu posto in que' dì nella Colonia d'Aquino Cornelio Dolabella in prigionia nè stretta nè tenebrosa , per niun delitto, ma per aver nome antico e parentela con Galba . Ordina Ottone che molti di magistrato , gran parte di consolari s' apprestin seco non per compagni o per ministri alla guerra , ma in vista di corteggiarlo. Tra' quali Lucio Vitellio ancora al par degli altri onorò, nè come fratel d'un Imperadore, nè come di un inimico. Per il travaglio dunque della commossa città 20 niun ordine fu di paura o di pericolo esente. I Senatori primarj, deboli per vecchiezza e infingardi per lunga pace : vile e dimentica delle guerre la nobiltà: i Cavalieri non usi all' armi: quanto più si sforzavano ad occultare ed a premere lo spavento, tanto più timidi si mostravano. Nè mancavano per lo contrario, quali per ambizione stolta comprassero armi splendide, be'cavalli; quali, apparecchj sontuosi da mensa, e gl' incentivi d'ogni libidine, come istromenti di guerra. Erano i saggi in pensiere per la Repubblica: i più leggieri e ciechi sull'avvenire , gonfj di vana speranza. Molti, perduto il credito nella pace, gioivan delle rivoluzioni, in mezzo ad ogni pericolo sicurissimi.

89. Sed vulgus, et magnitudine nimia communium curarum expers populus, sentire paullatim belli mala; conversa in militum usum omni pecunia , intentis alimentorum pretiis : quae , motu Vindicis, haud perinde plebem adtriverant, secura tum urbe , et provinciali bello, quod inter legiones Galliasque velut externum fuit. Nam, ex quo divus Augustus res Caesarum composuit, procul, et in unius sollicitudinem aut decus, Populus Romanus bellaverat. Sub Tiberio et Cajo, tantum pacis adversa in Rempublicam pertinuere.Scriboniani contra Claudium incoepta simul audita et coercita. Nero nuntiis magis et rumoribus, quam armis depulsus. Tum legiones classesque, et , quod raro alias, praetorianus urbanusque miles in aciem deducti: Oriens Occidensque, et quidquid utrimque virium est, a tergo: si ducibus aliis bellatum foret, longo bello materia. Fuere , qui proficiscenti Othoni moras religionemque nondum conditorum ancilium , adferrent. Adspernatus est omnem cunctationem, ut Neroni quoque exitiosam : et Caecina, jam Alpes transgressus, extimulabat .

90. Pridie Idus Mar. commendata Patribus Rep.reliquias Neronianarum sectionum, nondum in fiscum conversas, revocalis ab exilio concessit : justissimum donum , et in speciem magnificum , sed, festinata jam pridem exactione, usu sterile. Mox vocata concione, majestatem urbis , et consensum Populi ac Senatus pro se adtollens, adversum Vitellianas partes modeste disseruil, 89. Ma il volgo, e il popolo pel troppo carico esente dalle pubbliche cure ", incominciava a sentire le calamità della guerra, consumandosi tutto il danajo pe'soldati, e cresciuto il prezzo de' viveri : le quali cose nel movimento di Vindice pon aggravaron tanto la plebe , essendo allora tranquilla Roma , e la guerra nelle provincie , che fu tra le legioni e le Gallie come straniera. Poichè , dacche il divo Augusto assodò lo stato de' Cesari, il Popolo Romano non guerreggiò che lontano, e a rischio o gloria d'un solo sotto Tiberio e Cajo, la Repubblica sentì solo le avversità della pace. Le imprese di Scriboniano contro di Claudio non prima furono udite che oppresse . Con messi e strepiti, più che con armi, fu rovesciato Nerone. Allora le legioni e le armate, e ciò che raro altre volte avvenne, le pretoriane ed urbane squadre a battagliare si irassero. L'Occidente e l'Oriente n'eran con tutte le loro forze alle spalle : se guerreggiavasi con altri capi, materia di lunga guerra. V' ebbe chi volle frenare Ottone a partire con la religion degli Ancili non ancora riposti. Qualunque indugio sdegno, come funesto anche a Nerone . E Cecina, già valicate l’Alpi , lo stimolava.

00. A' quattordici di Marzo, raccomandata la Repubblica a' Padri , a' richiamati dall' esilio concesse le Neroniane condanne non anco appropriate al Fisco: dono giustissimo, e in apparenza magnifico, ma per la riscossione già fattane infruttuoso. Poi ragunato il Popolo la maestà di Roma e il consenso del Popolo e del Senato in suo favore esaltando, modestamente contro la parte Vitelliana inscitiam potius legionum, quam audaciam increpans nulla Vitellii mentione . Sive ipsius ea mo deratio : seu scriptor orationis, sibi metuens,contumeliis in Vitellium abstinuit : quando , ut in consiliis militiae, Svetonio Paullino et Mario Celso, ita in rebus urbanis Galerii Trachali ingenio Othonem uti credebatur. Et erant, qui genus ipsum orandi noscerent , crebro fori usu celebre, et ad implendas populi aures latum et sonans. Clamor vocesque vulgi, ex more adulandi, nimiae et falsae: quasi dictatorem Caesarem, aut imperatorem Augustum prosequerentur, ita studiis votisque certabant. Nec metu aut amore, sed ex libidine servitii, ut in familiis, privata cuique stimulatio, et vile jam decus publicum. Profectus Otho, quietem urbis curasque imperii Salvio Titiano fratri permisit.

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Storie Tom. III.

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