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desima vena. Ascoltava ancora dopo la mensa i filosofi, per infiammarli a mischia · con le discordi opinioni: nè mancava chi con presenza e fronte accigliata bramasse d'essere contemplato infra i reali trastulli.

17. Nel tempo stesso da lieve rissa scoppiò strage atroce tra' Nocerini e’Pompejani per lo

speltacolo de'gladiatori dato da Livinejo Regolo, che rimosso io gia narrai di Senato. Poichè con terrazzana insolenza scambievolmente attaccandosi, dagl'improperj vennero a’sassi ed al ferro, prevalendo la plebe de’ Pompejani, presso cui davasi lo spettacolo. Si riportarono dunque molti de' Nocerini in città, mozzi il corpo dalle ferite; e molti i genitori e i figliuoli estinti piangevano. Commise il Principe di giudicarne al Senato, il Senato a'Consoli: e tornato l'affare a Padri, furono a’Pompejani tali adunanze pubblicamente

per

diece anni interdette, ed i collegj , formati contro le leggi, disciolti. Livinejo, e quanti la sedizione eccitarono, furon pupiti d'esilio.

18. Fu di Senato rimosso ancor Pedio Bleso, accusato da'Cirenesi

per

il tesoro violatone di Esculapio, e per le leve con brogli ed oro corrotte. Gli stessi Cirenesi accusavano Acilio Strabone, di già Pretore, ed inviato da Claudio ad arbitro de'terreni, che posseduti dal re Apione, e da lui col regno al popolo romano lasciati, eran da' confinanti usurpati, che si alteneano alla lunga usurpazion tollerata, come a diritto legittimo. Costretti a renderli, arsero d'odio contro del giudice: ed il Senato riorta adversus judicem invidia: et Senatus , ignota sibi esse mandata Claudii, et consulendum Principem, respondit. Nero , probata Strabonis sententia , se nihilominus subvenire sociis, et usurpata concedere , scripsit.

19. Sequuntur virorum inlustrium mortes , Domitii Afri, et M. Servilii , qui summis honoribus, et multa eloquentia viguerant. Ille orando caussas, Servilius diu foro, mox tradendis rebus Romanis celebris , et elegantia vitae; quam clariorem effecit , ut par ingenio, ita morum di

versus.

20. Nerone quartum , Cornelio Cosso Coss. quinquennale ludicrum Romae institutum est, ad morem Graeci certaminis: varia fama ,ut cuncta ferme nova. Quippe erant qui Cn. quoque Pompejum incusatum a senioribus ferrent, quod mansuram theatri sedem posuisset. Nam antea subitariis gradibus, et scena in tempus structa , ludos edi solitos: vel, si vetustiora repetas, stantem populum spectavisse, ne si consideret, theatro dies totos ignavia continuaret. Spectaculorum quidem antiquitas servaretur, quotiens Praetores ederent , nulla cuiquam

civium necessitate certandi. Ceterum abolitos paullatim patrios mores, funditus everti per accitam lasciviam, ut, quod usquam corrumpi et corrumpere queat , in urbe visatur , degeneretque studiis externis juventus, gymnasia et otia, et turpes amores exercendo, Principe et Senatu auctoribus; qui non modo licentiam vitiis permiserint , sed vim adhibeant. Proceres Romani , specie orationum et carminum, scena polluantur. Quid superesse, nisi spose, essergli ignote le commissioni di Claudio, consulterebbesi il Principe. Nerone scrisse di арprovar quanto operò Strabone; ma gli alleati volea soccorrere, donando i campi usurpati.

19. Sieguon le morti de’chiari uomini , Domizio Afro e Marco Servilio, che valsero per soinmi onori e per dimolta eloquenza. Quei venne a celebrità col perorare le cause; Servilio col lungo uso del Foro, poi col compor le storie romane, e con lo splendido vivere; più chiaro d'Afro , che gli fu pari d'ingegno, ma di costumi dissimile.

20. Consoli la quarta volta Nerone e Cornelio Cosso, in Roma s'istituì lo spettacolo quinquennale a forina de'giuochi olimpici, con varie voci, come usan tutte le novità. Perocchè v'era chi sussurrava, che fu di vecchi incolpato ancor Gneo Pompeo per aver posto teatro stabile, celebrandosi prima i giuochi con gradi posticci e scena formata a tempo; e nell' età più remota vi stava il popolo in piedi, perché assiso non consumasse interi di nella ignavia. Și conservasse pure s'usanza degli spettacoli,qualor si dessero da' pretori senza sforzare alcuno de' cittadini a combattervi. Ma gli usi patrii, a poco a poco annientati, or si rovesciano affatto dalla straniera lascivia, affinchè quanto esser può corrotto e corrompere, si vegga in Roma; e in esercizi stranieri traligni la gioventù, in palestre e in ozj e in turpi amori occupandosi, istigata dal Principe e dal Senato, i quali, non che permettere i vizj, vi ci costringono. I grandi romani ut corpora quoque nudent , et caestus adsumant, easque pugnas pro militia et armis meditentur? An institutos Augustanos, et decurias equitum, egregium judicandi munus expleturos , si fractos sonos et dulcedinem vocum perite audissent? Noctes quoque dedecori adjectas, ne quod tempus pudori relinquatur, sed, coetu promiscuo , quod perditissimus quisque per

diem

concupiverit, per tenebras audeat.

21. Pluribus ipsa licentia placebat, ac tamen honesta nomina praetenlebant : majores quoque non abhorruisse spectaculorum oblectamentis , pro fortuna quae tum erat ; eoque a Thuscis accitos histriones, a Thuris equorum certamina : et, possessa Achaja Asiaque, ludos curatius editos : nec quemquam Romae, honesto loco ortum , ad theatrales artes degeneravisse, ducentis jam annis a L. Mummii triumpho, qui primus id genus spectaculi in urbe praebuerit. Sed et consultum parcimoniae, quod perpetua sedes theatro locata sit, potius quam, immenso sumptu, singulos per annos consurgeret ac strueretur. Nec perinde magistratus rem familiarem exhausturos, aut Populo efflagitandi Graeca certamina a magistratibus caussam fore, cum eo sumptu Resp. fungatur. Oratorum ac vatum viciorias incitamentum ingeniis adlaturas: nec cuiquam judici grave, aures studiis honestis, et voluptatibus concessis impartire; laetitiae magis quam lasciviae dari paucas totius quinquennii noctes, quibus , tanta luce ignium, nihil inlicitum occultari queat.

il corpo

riron pure

sotto pretesto di arringhe e di poesie in teatro si disonorino. Che resta più, se non che nudino

ed i cesti impugnino, e in tali pugne a luogo di guerre e d'armi s'adoprino? Forse glistituiti Augustani, e le Decurie de'cavalieri l' egregio officio di giudici adempiranno, se avranno maestrevolmente ascoltato l'effeminate voci ed i lascivi gorgheggi? S'aggiunser anco al vituperio le notti, perchè niun'ora resti al pudore; ma in quella tresca ogni scelleratissimo tra l'ombre ardisca quanto nel giorno anelò.

21. Piaceva tale dissolutezza a molti, e pur d'onesti vocaboli la velavano: che gli antichi abbor

il trastullo degli spettacoli, pari alla fortuna d'allora: perciò da' Toschi chiamaronsi Istrioni, gli equestri armeggiamenti da' Turj, e sottomessa l'Acaja e l' Asia i giuochi con maggior pompa

si celebrarono; ne v'ebbe in Roma chi, d'onorato lignaggio, co'teatrali esercizj si degradasse in dugent'anni dopo il trionfo di Lucio Mummio, che il primo offerse a Roma tali spettacoli. Ma si provvide ancora al risparmio, ponendo un teatro stabile anziché a grave spesa annualmente inalzarlo. Ne i magistrati le lor sostanze consumeranno, o il popolo avrà cagione di chiedere a'magistrati le greche lotte, se tanta spesa fornivasi dalla repubblica. Le palme degli oratori e poeti saran disprone aglingegni; ad alcun giudice sarà grave prestar le orecchie ad oneste gare ed a concessi piaceri. All allegrezza più tosto che alla lascivia concedonsi poche notti di un lustro intero, in cui, fra Annali Tom. III.

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